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Meno aziende, ma più grandi: anche il settore dell’agricoltura si muove sempre più verso la concentrazione. È quello che emerge dal  7°censimento agricolo dell’agricoltura. In quasi 40 anni sono scomparse 2 aziende su 3, ma la loro dimensione media è raddoppiata con una superficie agricola, utilizzata di circa 11 ettari medi per azienda. Le aziende agricole italiane dal 1982 a oggi sono passate da quasi 3 milioni a poco più di un milione e la superficie coltivata da oltre 15milioni di ettari a 12 milioni e mezzo. La dimensione media è passata da 8 ettari a 11. Si tratta di un trend in linea con l’Europa, dove le aziende agricole sono di dimensioni maggiori. Secondo il censimento le aziende medio piccole hanno sempre maggiori difficoltà ad andare incontro alle crisi siano esse climatiche o economiche.

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Il digital divide dell’agricoltura italiana

L’agricoltura italiana sta attraversando un momento cambiamento radicale, che passa dalla digitalizzazione. «Dai dati del censimento – spiega il sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio – emerge che c’è ancora molto da fare per quanto riguarda digitalizzazione e innovazione. È vero che la quota di imprese che si sono digitalizzate in dieci anni è quasi quadruplicata, portandosi al 15,8% nel 2020, ma resta bassa, e nel triennio 2018-2020, poco più di un’azienda agricola su dieci ha effettuato investimenti per innovare una o più fasi o tecniche della produzione. Nonostante gli effetti della pandemia, il sistema agricolo ha dimostrato un buon livello di resilienza. Oggi deve affrontare nuove difficoltà legate all’aumento dei costi produttivi, il conflitto in Ucraina e non da ultimo l’emergenza legata alla situazione climatica. Avere informazioni dettagliate sulle dinamiche in essere consente di fare scelte che permettano al nostro sistema primario, fondamentale per il paese, di poter crescere e restare competitivo». Negli anni a venire il controllo sullo stato dell’agricoltura sarà sempre più marcato, perché il censimento passerà da decennale a permanente.