Soddisfazione dell’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi per l’apertura mostrata dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi nell’incontro convocato con le associazioni di categoria sul nuovo regolamento europeo in materia di locazioni turistiche. Al tavolo l’Aigab ha partecipato con il presidente Marco Celani, che ha ringraziato il ministro «per l’attenzione costante dedicata al comparto» e ha ribadito la richiesta condivisa da tutte le sigle presenti: un’opposizione piena al testo di Bruxelles, che secondo l’associazione ignora le specificità del mercato immobiliare italiano.
Secondo l’Aigab il regolamento nasce soprattutto dalla pressione di alcuni sindaci che non hanno ottenuto dal Governo centrale mano libera nel limitare il mercato degli affitti brevi. Le restrizioni introdotte a livello locale, sostiene l’associazione, non stanno producendo i risultati attesi, e la norma comunitaria servirebbe anche a mettere al riparo quelle scelte dai ricorsi promossi dalle associazioni insieme a proprietari e gestori. L’ultimo caso è quello di Napoli, dove il Comune ha varato misure che consentono di limitare al 30% gli affitti brevi all’interno di un singolo edificio: una decisione che, osserva l’Aigab, sta generando forte conflittualità in città.
Il cuore dell’argomentazione dell’associazione riguarda la diversità strutturale del caso italiano. «L’Italia sta vivendo una situazione opposta rispetto a Paesi come Germania, Olanda e Svezia, dove non si costruisce e c’è una popolazione stabile o in leggero aumento», spiega Celani. In Italia la popolazione è in calo e il patrimonio abitativo cambia proprietario soprattutto per via ereditaria: 395.000 case passate di mano per eredità negli ultimi tre anni, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate. Al netto di tre o quattro grandi centri in crescita demografica, il quadro è quello di un Paese che si svuota. Il problema delle famiglie, sostiene l’associazione, non è trovare casa ma mettere a reddito quelle che ereditano, in assenza di un mercato della locazione a lungo termine e con difficoltà crescenti nella vendita.
La critica più netta riguarda il criterio di «stress abitativo» previsto dal regolamento. Le simulazioni del Centro studi Aigab indicano che, così come è concepito, quasi tutti i comuni italiani finirebbero per rientrarvi. «Non si può legarlo soltanto agli affitti brevi come determinante dell’incremento del prezzo delle abitazioni», afferma Celani, che chiede parametri oggettivi: il numero di annunci attivi andrebbe correlato allo stock immobiliare complessivo e al tasso di sfitto della città. Un’ipotesi di soglia: considerare gli affitti brevi rilevanti solo quando gli annunci attivi superano il 5% dello stock in presenza di uno sfitto inferiore al 10%. «Se lo sfitto è, come avviene nella maggior parte d’Europa, intorno al 20%, non è credibile sostenere che l’1,2% degli affitti brevi sia determinante nella formazione del prezzo degli immobili».
C’è poi un problema di applicabilità. Secondo i dati del Mef e dell’Agenzia delle Entrate citati dall’associazione, nell’82% dei comuni italiani non si formano prezzi di transazione sulle abitazioni: il parametro risulterebbe quindi inutilizzabile, e affidarlo comunque ai comuni rischierebbe di moltiplicare il contenzioso già in atto in diverse città.
L’Aigab rivendica che l’Italia sia tra i pochi Paesi europei ad aver adottato misure concrete contro la crescita dei prezzi delle case: negli ultimi dieci anni l’aumento è stato dell’11%, contro il 48% della Germania. Sul fronte del controllo, il CIN consente ora una misurazione puntuale degli affitti brevi e più in generale dell’offerta destinata al turismo. Sul fronte dell’offerta, sono stati creati 62.000 posti letto per studenti, mentre il Piano Casa prevede 60.000 abitazioni, di cui 25.000 entro il prossimo anno; è allo studio anche un pacchetto di incentivi per la locazione a lungo termine.
La richiesta finale è che siano queste le misure a entrare nell’accordo con l’Unione europea, con l’obbligo per tutti gli Stati membri di intervenire sull’offerta abitativa. «L’Italia spinga gli altri Paesi UE ad adottare misure concrete per aumentare l’offerta abitativa e a mettere da parte un approccio ideologico inaccettabile che il Regolamento introduce», conclude Celani.
















