Senza operatori internazionali le fiere rischiano di essere annullate

Il Governo non chiude le manifestazioni fieristiche ma se non arrivano gli operatori internazionali, il sistema delle fiere, che genera un business di circa 60 miliardi di euro l’anno, sarà costretto a ripartire con il piede ingessato e le conseguenze nel medio periodo si potrebbero ripercuotere sulle stesse imprese italiane. È il succo del messaggio che l’Aefi, l’Associazione esposizioni e fiere italiane, ha fatto recapitare ieri a Palazzo Chigi.

«Regole chiare e accesso agli operatori vaccinati non Ema»

«Serve l’attivazione urgente di nuovi corridoi per consentire anche a operatori internazionali vaccinati non Ema di partecipare alle fiere in Italia» ha detto il presidente di Aefi, Maurizio Danese commentando la situazione contingente legata alle restrizioni per l’accesso alle fiere internazionali in Italia a causa dell’emergenza sanitaria. Danese, insomma, plaude alla linea dell’esecutivo di lasciare aperte gli eventi fieristici ma avvisa: «Il Governo deve stabilire regole chiare per consentire l’accesso a tutti gli operatori della domanda, anche quelli i cui vaccini non sono riconosciuti dall’Ema. Con le attuali regole rischiamo la cancellazione di tutti i grandi eventi internazionali, con danni enormi nei confronti dei player fieristici e soprattutto delle imprese del made in Italy».

I rinvii della fiere rischiano di diventare cancellazioni

Il riferimento è chiaro, ed è rivolto ai buyer provenienti dai Paesi che utilizzano vaccini non autorizzati dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali (Sputnik, Sinovac e altri). «Importanti rassegne – ha aggiunto infatti Danese – sono infatti momentaneamente costrette a rinunciare alla presenza di molti operatori provenienti in particolare da Cina, Russia, Corea, Giappone, Medio Oriente e tanti altri mercati considerati emergenti per il nostro made in Italy; un danno per il business dell’offerta italiana che chiediamo venga risolto il prima possibile. Quasi tutte le fiere internazionali del primo bimestre di quest’anno hanno già dovuto rinviare a primavera, ma – ha concluso il presidente Aefi – rischiano di saltare definitivamente se non si troverà una soluzione a questo gap normativo che ha pesato non poco nella scelta dei top player di posticipare le grandi rassegne». Le regole attuali, in base a quanto ha potuto apprendere Aefi dalle comunicazioni disponibili, richiedono giorni di quarantena e/o vaccinazioni suppletive con vaccini riconosciuti da Ema. Queste disposizioni scoraggiano chi deve venire in Italia con continue disdette di operatori, in particolare dei Paesi terzi