contributi imprese lombarde
Guido Guidesi Assessore Sviluppo Economico Regione Lombardia

“Dobbiamo augurarci, e adoperarci, affinché all’esito delle prossime elezioni europee la politica industriale dell’Unione cambi e sensibilmente. E riesca a trovare due equilibri diversi: il primo, tra sostenibilità economico-sociale e transizione energetica; il secondo, tra stabilità della finanza pubblica e investimenti”: Guido Guidesi, assessore delle imprese di Regione Lombardia, generalmente stimato – anche in ambienti politici distanti dal centrodestra – non è un osservatore qualsiasi, nel fare queste affermazioni. Perché si trova a svolgere due singolari ma strategici ruoli nello scacchiere europee, in quella strana geometria che sta trasferendo gradatamente porzioni di peso politico dagli Stati nazionali alle grandi regioni europee. Presiede infatti da poche settimane

l’Associazione ECRN, rete europea delle regioni chimiche, che aggrega in una solo rappresentanza, i 30 distretti europei dell’industria chimica, dalla Lombardia all’Emilia Romagna passando per la Sassonia e la Catalogna. Territori diversi ed anche concorrenti ma accomunati da un lung cahier de doleances che affinano per presentarlo al prossimo commissario europeo. In più Guidesi è già stato designato, a partire dal gennaio 2025, come presidente, dell’Alleanza per l’automotive, un’altra aggregazione trasversale di rappresentanza in Europa delle regioni manifatturiere dell’industria automobilistiche uscite malconce dalle scelte che la Commissione si fece a suo tempo dettare da una Germania raramente così miope come su questa partita.

E dunque, assessore Guidesi: riusciranno le regioni economiche alleate ad influenzare la futura politica economica della nuova Commissione europea?
La nostra intenzione è proseguire, insieme al ‘sistema lombardo,’ nell’attività di ‘lobby’ istituzionale con le altre regioni europee più simili a noi dal punto di vista produttivo ed economico per cercare di influenzare positivamente le decisioni della prossima Commissione Europea, con l’auspicio che possa essere meno ideologica e più realista dell’attuale. Un lavoro concreto che avvicini l’Europa ai territori, per questo si ritengono necessarie politiche industriali atte a sostenere le imprese affinché continuino a investire per innovare, oltre ad aumentare la capacità di attrazione di nuove realtà produttive ed economiche.

Torniamo alla chimica…
Per noi presiedere l’associazione ECRN (European Chemical Regions Netweek) è un’occasione importante per rimettere al centro del dibattito il tema della chimica, ancora oggi troppo spesso associato, con pregiudizi, a qualcosa di pericoloso o poco sostenibile; la chimica, prima di tutto, si basa su progetti ‘verdi’, con grande attenzione alla transizione energetica, è protagonista della transizione ambientale, come dimostra il lavoro che stanno facendo le aziende o come spiegano i dati di Federchimica. Inoltre, è alla base di tanti settori: dall’edilizia, al farmaceutico, al tessile, fino al recupero della plastica; è quindi impensabile rinunciarci perché significherebbe dipendere sempre di più dall’estero, e più precisamente dai Paesi fuori Continente. La chimica è nel 95% dei prodotti manifatturieri.

E invece sul tema automotive, quanto è stata importante, secondo lei, la battaglia intrapresa ormai due anni fa dalla Lombardia e come andrà a finire?
Crediamo certamente di aver riaperto un dibattito che sembrava chiuso e destinato a creare una catastrofe economica; solo per la Lombardia l’originaria decisione dell’attuale Commissione Europea, lo “stop delle auto a motore endotermico dal 2035”, avrebbe potuto causare l’addio a circa 70mila posti di lavoro. Da quel momento abbiamo intrapreso una battaglia di equità e buonsenso; Riunioni, studi, analisi e soprattutto un Manifesto ufficiale firmato praticamente da tutti i principali stakeholder del settore presentato ai governi Draghi e Meloni e alla Commissione Europea; principio cardine di tutto il lavoro lombardo è quello della ‘neutralità tecnologica’ che equivale a dire “cara Europea non imporci quale tipo di automobile utilizzare, concentrati sulla definizione degli obiettivi ambientali e vedrai che in Lombardia, con la capacità di innovare che hanno i lombardi, li raggiungeremo senza che tu ci imponga la strada unica e omologata”. Risultati raggiungibili secondo il ‘sistema lombardo’ dalle “diverse opportunità che la tecnologia può offrire, tra queste, l’idrogeno, i carburanti sintetici, i biocarburanti e certamente anche l’elettrico”. In questi due anni i passi in avanti sono stati molti, dalla partita riaperta al coinvolgimento di sempre più stakeholder e istituzioni nella critica costruttiva nei confronti di una scelta scellerata della Commissione Europea; in mezzo due appuntamenti importanti, prima a Lipsia poi a Pamplona quando l’alleanza delle Regioni europee dell’Automotive si è riunita per stilare una strategia comune di sostegno al settore. Noi andiamo avanti convinti delle nostre idee e quest’anno, a novembre, avremo l’onore di ospitare le 33 facenti parte, insieme a noi, all’Alleanza, per ricevere il passaggio di consegna per la presidenza che rappresenteremo dal 1° gennaio 2025 in coincidenza dell’insediamento della nuova Commissione Europea.

Ma veniamo al nostro “particulare”: com’è posizionata oggi l’economia lombarda rispetto all’Europa e anche agli altri tre “motori”, ossia Auvergne-Rhône-Alpes (Francia), Baden-Wurttemberg (Germania) e Catalogna (Spagna)?
La Lombardia è la prima regione industriale d’Europa; unica regione italiana in grado di registrare un indice di competitività regionale sopra la media dell’Unione Europea, come gli Stati membri dell’Europa centrale e nordici; questo lo si deve alla capacità dei nostri ecosistemi di innovare anticipando i tempi. Raccogliamo oltre un terzo del totale in valore delle partecipazioni estere sul suolo nazionale e sviluppa circa un quinto degli investimenti netti italiani fuori dai confini. Oltre il 60% degli investitori stranieri che investono in Italia, e 92 dei 100 investitori più significativi, sono proprio in Lombardia.

Inoltre, da quanto emerge dal Booklet economia realizzato dal Centro Studi di Assolombarda, il Pil della Lombardia alla fine del 2023 è cresciuto del 5,5% grazie anche alla più veloce e robusta ripresa registrata nel biennio precedente. Il ritmo di crescita della Lombardia distanzia nettamente le regioni europee a lei più ‘simili’: Catalogna a +1,1%, Baviera a 0,4% e Baden Wurttemberg ancora sotto del -1% nel 2023 a confronto con il 2019. Di fronte a questi numeri è lecito pensare quali ulteriori record potremmo raggiungere se avessimo a disposizione le competenze e le risorse di cui godono i partner europei; il tema dell’autonomia diventa quindi ancora più determinante e urgente, non si tratta di un discorso ideologico ma economico.

Lei si sofferma molto sul tema dell’autonomia, ma cosa dice a chi pensa sottrarrà risorse alle altre regioni?
I numeri parlano chiaro, la Lombardia contribuisce notevolmente al Pil nazionale e ogni anno restano 54 miliardi ‘dei lombardi’ a Roma: è il famoso ‘residuo fiscale’; il tema invece è proprio il contrario, se, come penso, il Paese vuole essere ancora trainato dalla locomotiva Lombardia, deve mettere in condizioni la stessa Lombardia di continuare a essere competitiva a livello globale; nel momento in cui, per colpa dei freni del centralismo, non riuscissimo più ad essere competitivi nel contesto europeo, ne pagherebbero le conseguenze anche le altre regioni italiane.

Un assessore leghista che parla così tanto di Europa e così poco del ‘sistema Italia’; non ci vede una contraddizione?
Io sono l’assessore delle imprese lombarde; in Lombardia abbiamo realtà produttive ed economiche protagoniste almeno a livello europeo e questo significa che anche noi, come Regione, dobbiamo essere sempre più presenti in quel contesto; non solo, lo sottolineo nuovamente, dobbiamo essere messi nelle stesse condizioni dei nostri ‘cugini’ e competitor europei per continuare ad essere competitivi e protagonisti.

Pensa che la sua sia una battaglia ‘solitaria’ o vede condivisione all’interno della politica lombarda e italiana? E perché la reputa così importante?
Vedo soprattutto che c’è tanta condivisione nel tessuto economico e produttivo lombardo e questo è un aspetto molto importante per me. L’iniziativa dello scorso 20 marzo a Bruxelles dove, per la prima volta abbiamo riunito il Tavolo della Competitività, è un segnale estremamente importante; tutto il ‘sistema lombardo’ ha sottoscritto un documento con dieci precise proposte da recapitare alla prossima Commissione Europea; l’abbiamo fatto perché riteniamo necessaria salvaguardare e rafforzare il territorio lombardo affinché mantenga il proprio ruolo di leadership in un contesto di una competizione sempre più elevata a livello mondiale; altresì perché se l’Europa vorrà essere competitiva dovrà ripartire dal sostegno ai territori manifatturieri.