
Napoli – Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili richiesti a tutte le imprese dalla riforma dell’articolo 2086 del Codice civile vanno letti come una leva di crescita, non come un costo. È la tesi su cui l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli e Confindustria Napoli hanno costruito un percorso comune, formalizzato da un accordo di massima e discusso in un convegno dedicato agli strumenti di prevenzione della crisi.
Perché gli adeguati assetti organizzativi contano
L’obbligo punta a dotare le aziende di un sistema di controllo e di indicatori capaci di segnalare per tempo lo stato di salute dell’impresa e di orientare in modo consapevole le decisioni future. “Gli adeguati assetti rappresentano un’opportunità per conoscere tempestivamente le reali condizioni di salute dell’azienda”, spiega Matteo De Lise, presidente dell’Odcec di Napoli, al convegno promosso dall’Ordine a Palazzo Partanna, sede dell’Unione Industriali.
Per Vittorio Genna, presidente di Confindustria Napoli, la norma “non impone vincoli alle aziende ma, al contrario, offre una grande spinta al miglioramento delle piccole e medie imprese”. Dotarsi di un’organizzazione strutturata, nella sua lettura, rafforza competitività e affidabilità sul mercato. “I commercialisti sono i nostri partner principali”, aggiunge Genna, motivando così l’intesa con l’Ordine, pensata per dare una struttura al percorso comune tra le due categorie.
Il nodo delle Pmi tra oneri e prevenzione della crisi
A sette anni dall’introduzione dell’obbligo, la percezione delle imprese resta indietro. “Le imprese non hanno ancora compreso pienamente le opportunità offerte dagli adeguati assetti”, osserva Michele Saggese, consigliere Odcec Napoli. Il punto critico sono le Pmi, dove gli strumenti richiesti, numerosi e talvolta complessi, vengono spesso vissuti come un adempimento più che come un investimento. Ai commercialisti spetta verificarne l’adeguatezza e informare i clienti sui vantaggi.
Francesco Orefice, presidente della commissione Strategie e controllo dell’Ordine, insiste sulla lettura strategica: un’organizzazione più efficace consente alle piccole e medie imprese di recuperare efficienza, prevenire le criticità e programmare il futuro con maggiore consapevolezza. Sulla stessa linea Liliana Speranza, consigliere Odcec: “Il nostro intervento deve avvenire prima che emergano i problemi, non quando è ormai necessario affrontarne le conseguenze”.
Crisi d’impresa, banche e sostenibilità
Il convegno ha allargato l’analisi ai profili collegati: la responsabilità del commercialista come amministratore, sindaco e revisore, illustrata da Ciro Esposito, e il legame tra assetti adeguati e accesso agli strumenti di composizione della crisi d’impresa, affrontato da Immacolata Vasaturo, vicepresidente dell’Ordine. Francesco Gangi, dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha richiamato il dialogo tra imprese e banche per una finanza sostenibile.
Dall’Università Federico II di Napoli, Simona Catuogno ha collegato gli assetti alla rendicontazione di sostenibilità e Roberto Maglio alla valutazione nei trasferimenti d’azienda, mentre Luigi Maria Rocca ha trattato i modelli organizzativi 231. Nei lavori, moderati da Pierluigi Di Micco, emerge un presidio che si intreccia sempre più con credito, operazioni straordinarie e reporting.















