Il governo compra un’altra settimana di tregua sul prezzo del gasolio, ma questa volta il conto passa direttamente dal bilancio pubblico. La proroga del taglio delle accise fino a giovedì 17 settembre costerà circa 86 milioni di euro e sarà finanziata attraverso una riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Cambia così la copertura rispetto alla proroga precedente, sostenuta attraverso il meccanismo delle accise mobili e quindi con l’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti.
Lo sconto da 17 centesimi resta per un’altra settimana
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri prolunga fino al 17 settembre lo sconto fiscale sul gasolio che sarebbe scaduto alla mezzanotte del 10. La riduzione resta pari a 17 centesimi al litro considerando accisa e relativo effetto Iva. L’intervento mantiene quindi ancora per alcuni giorni un sostegno generalizzato agli automobilisti, mentre l’esecutivo lavora a misure successive maggiormente concentrate sulle categorie più esposte al caro carburanti.
Gli 86 milioni arrivano dal Fondo per la politica economica
La novità più significativa riguarda però il finanziamento. I circa 86 milioni necessari saranno reperiti attraverso una corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, il Fispe, una delle voci di bilancio utilizzate per garantire copertura a interventi legislativi. Non si utilizza quindi, per questa nuova estensione, il meccanismo delle accise mobili impiegato per la proroga fino al 10 settembre attraverso l’extragettito Iva di agosto.
Da marzo oltre 2 miliardi per contenere i prezzi
La nuova spesa si aggiunge a un conto già consistente. Secondo l’analisi dei Servizi studi di Camera e Senato, gli interventi sulle accise adottati dal 19 marzo al 10 settembre hanno comportato minori entrate per circa 2,0745 miliardi di euro. Di questa cifra, 689,2 milioni sono stati coperti attraverso l’accisa mobile; il resto è arrivato da altre fonti, tra cui riduzioni di spesa ministeriale e anticipazioni fiscali a carico delle società energetiche.
Il nodo diventa la sostenibilità delle coperture
Il ricorso al Fispe mette in evidenza il problema finanziario che accompagna il prolungarsi dello sconto. Ogni nuova proroga richiede infatti risorse aggiuntive, mentre diminuisce la possibilità di affidarsi soltanto al maggior gettito prodotto dai prezzi elevati dell’energia. Da qui la ricerca di un passaggio dagli interventi generalizzati a strumenti più selettivi, in grado di contenere l’impatto sui conti pubblici concentrando gli aiuti sulle famiglie a reddito più basso e sui settori maggiormente dipendenti dal carburante.
















