Luana Porfido e Mario Lavizzari

Il ritmo dei cambiamenti a cui assistiamo soprattutto negli ultimi anni in ogni ambito del quotidiano non conosce precedenti nella storia dell’umanità e sta trasformando in modo significativo il nostro modo di vivere, lavorare e interagire. Abbracciare il cambiamento è infatti diventato imprescindibile soprattutto quando parliamo di sostenibilità e responsabilità sociale. Come singoli stiamo iniziando a comprendere che un cambio di passo individuale può determinarne uno collettivo che si tratti di una comunità familiare, sociale o lavorativa.

È il caso del gruppo giapponese Fujifilm che rappresenta uno di questi ecosistemi: con più di 270 società controllate in tutto il mondo, ne annovera 46 solo in Europa che impiegano più di 7000 risorse. Numeri significativi a cui si sono trovati di fronte i due italiani alla guida della Unit europea Esg, nata un paio di anni fa, Luana Porfido e Mario Lavizzari. Entrambi con un bagaglio importante di esperienze alle spalle e competenze specialistiche affinate negli anni trascorsi nel bel Paese. Porfido, European Head of Corporate Communication and Esg Management presso Fujifilm Europe, esperta di comunicazione, entrata nel 2011 per costituire la direzione Corporate Communication di Fujifilm Italia, si sposta agli headquarter di Düsseldorf nel 2020 per assumere il nuovo incarico. Lavizzari, Deputy Head of Business Support Europe (Esc) Project Leader Esg Europe, ingegnere, per 15 anni Corporate General Manager di Fujifilm Italia, poi promosso a Senior Director con supervisione delle divisioni Photo Imaging e Graphic Systems, ha seguito la complessa acquisizione della branch diagnostica di Hitachi, interfacciandosi con numerosi stakeholders europei.

Quello Esg è quindi un progetto solo europeo? «Al contrario. A noi piace definirlo globale»« racconta Mario Lavizzari. E continua: “È l’impegno della casa madre che ha reso possibile l’ampio raggio di azione del progetto di cui facciamo parte, che vanta professionalità dedicate agli obiettivi ambientali, sociali e di governance e una struttura propria. Spesso, infatti, si è portati a credere che la sostenibilità si colga solo nelle infrastrutture e in prodotti che anno dopo anno diventano più green, non soffermandosi sulle persone che ogni giorno progettano i vari tasselli di una complessa strategia aziendale Esg. Fujifilm persegue questa continua valorizzazione, con un impegno e un’attenzione che sono tanto più articolati e complessi quanto lo è la struttura organizzativa». Il team lavora in stretta sinergia con la casa madre e le altre sedi, declinando a livello europeo attività e progetti applicati anche in Giappone per tutta la catena manifatturiera. Il risultato è un approccio alla sostenibilità uniforme e integrato, perché allinea e congiunge i prodotti e i servizi offerti nei diversi paesi.

Ma quando nasce questa unione di intenti? «Pur essendo il nostro team nato nel 2022, fin dai suoi esordi Fujifilm ha avuto nel proprio Dna una sensibilità alle tematiche Esg. Fondata nel 1934, come realtà dedicata alla produzione di pellicole fotografiche, l’azienda ha fin da subito dovuto fare i conti con l’utilizzo di risorse naturali e la gestione delle sostanze chimiche» spiega Luana Porfido. «Lo ha fatto in maniera puntuale ed efficace, interpretando gli elementi naturali non come risorse inesauribili cui attingere ma come moltiplicatori di valore da restituire alla società». L’attenzione dell’azienda alle tematiche Esg precede l’Accordo di Parigi e anche il Protocollo di Kyoto, come anche i numerosi passaggi istituzionali che hanno avuto il merito di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica su queste problematiche: è un’attitudine intrinseca, che muove i primi passi agli albori di Fujifilm e si fortifica negli anni Settanta quando viene inaugurato il Safe Evaluation Center ad Ashigara in Giappone, per la valutazione della sicurezza chimica.

Da quel momento la sostenibilità ambientale dell’azienda segue un percorso ben chiaro: fra gli anni Novanta e Duemila si iniziano a sperimentare processi di economia circolare riguardo alle fotocamere usa e getta e a parti delle stampanti multifunzione, creando degli appositi centri di smistamento e riutilizzo in Giappone e Cina. Nel 2011 l’impianto produttivo olandese di Tilburg viene dotato di 5 turbine eoliche che coprivano al tempo il 20% della domanda di elettricità del sito; nel 2018 viene lanciato il programma di certificazione “Green Value Products”, suddiviso rispettivamente nelle categorie silver, gold and diamond, che categorizza alcuni prodotti e soluzioni in base al contributo alla riduzione dell’impatto ambientale. Tutti passaggi che negli ultimi anni hanno subito un’ulteriore accelerazione: nel 2016 il sito di Tilburg è passato al 100% a energia eolica e si programma di costruire quest’anno un boiler elettrico che consenta di ridurre della metà le emissioni di CO2, per arrivare alla neutralità carbonica nel 2030. La produzione di Green Value Products raggiungerà il 60% entro l’anno fiscale 2030.

Sono questi traguardi significativi che riflettono l’impegno dell’azienda a raggiungere zero emissioni di CO2 nel 2040, dieci anni in anticipo rispetto all’Europa. Un obiettivo importante in materia ambientale a cui fanno eco le attività attinenti alla governance, riflessa nella trasparenza nell’organizzazione, nelle diverse policies, come quelle in materia di controllo qualità, e nel turnover periodico del management. La strategia è poi rafforzata dai progetti avviati in ottica sociale e che rappresentano il terzo asset su cui si sono potenziati gli sforzi del gruppo. Le grandi leadership degli ultimi decenni hanno infatti individuato nel valore delle persone uno dei principali driver di crescita, capace di spostare al rialzo gli equilibri aziendali, e al contempo hanno contribuito a rendere Fujifilm un player mondiale in settori prospettici, come l’healthcare.

L’attenzione per le persone si riflette compiutamente nel nuovo purpose del gruppo lanciato nel 2024 – Giving our world more smiles – in occasione dei 90 anni dell’azienda. Un messaggio che accompagna un anniversario importante, a sottolineare una realtà che nel corso della sua storia ha continuato a fornire valore innovativo, anche attraverso trasformazioni strategiche e attività di new business. Un gruppo solido per la sua storia, ma proteso al futuro anche grazie agli ambiti sui quali sta investendo in maniera significativa e che caratterizzeranno gli anni a venire: l’importanza di un lavoro quotidiano volto a lasciare un segno positivo nella società, il valore della diversità delle persone, il potenziamento dell’inclusione, la valorizzazione di luoghi di lavoro motivanti e il mentoring e l’empowerment del lavoro femminile. «La “S” delle tematiche Esg è ogni giorno di più la bussola delle nostre attività. Infatti solo potenziando il valore delle risorse umane, ottenendo da loro un coinvolgimento spontaneo e vivo, si può realizzare un vero e proprio cambio di passo della cultura aziendale» spiega ancora Luana Porfido. «Siamo nati come un’azienda tecnologica e quindi con una netta predominanza di competenze richieste di stampo tecnico e storicamente maschili. Al tempo stesso ci siamo resi conto che occorreva uno sguardo più ampio, improntato all’inclusione e alla diversità, per diventare davvero globali e di esempio». In quest’ottica si inquadrano le iniziative dedicate alla Diversity, Equity and Inclusion, insieme a progetti come Women4Women, nato come magazine per la promozione del ruolo della donna nell’organizzazione e diventato una vera e propria piattaforma a livello europeo: tutti tasselli che porteranno Fujifilm a raggiungere almeno il 25% di donne manager nell’organizzazione entro il 2030.

Come azienda multinazionale, ci si chiede spesso se un giorno il mercato riconoscerà gli sforzi compiuti per diventare una realtà a piena vocazione Esg. Le criticità e i rallentamenti dovuti spesso a normative territoriali che differiscono da quella europea non mancano. Ma è in quei momenti che si rivela quanto mai indispensabile il cambio di mindset auspicato da Mario Lavizzari: «Solo credendoci nel profondo e abbracciando con convinzione il progetto di sostenibilità ambientale, sociale e di governance si può produrre il cambiamento». E in questo Fujifilm, che ha accolto di anno in anno la trasformazione, può contribuire a tracciarne la strada.