Il rettore dell'Università di Salerno Vincenzo Loia

L’aggettivo che meglio la descrive è moderna. In un gioco di rimandi che affonda le radici nel passato – che da queste parti si chiama Schola Medica – l’Università di Salerno è un luogo diverso da come era solo pochi anni fa.
Ed è vero che il legame con la vecchia scuola di medicina è più ideale che storico, ma fa specie lo stesso pensare che quella che è considerata la più antica università d’Europa sia nata qui.
Al tempo, nel centro storico cittadino, erano solo poche stanze; in una sede che è un’impronta lasciata nella Storia. Oggi, la vecchia accademia – vi si studiava anche Filosofia, Diritto, Teologia – è un campus poggiato su più di un milione di metri quadrati. Però, a ben vedere, il legame c’è eccome.
Perché l’uomo, oggi come allora, è al centro di tutto; fatto di anima e corpo. Con i suoi diversi nomi. Discente, docente, rettore, personale amministrativo. Sostantivi che, insieme, si traducono in uno: comunità.
Anche la sua ubicazione rende speciale quest’ateneo. Gli attribuisce un tratto diverso. È vicino al capoluogo, ma collocato nella confinante Fisciano e con lo sguardo rivolto al resto della Campania. Direzione nord-est.
Ed è forse per questo che Unisa è un luogo di incontro e transito. Come “Piazza del Sapere”, che è il suo centro. Quello su cui – dal basso – si affaccia il palazzo del rettorato. Intorno, vi si “appoggiano” gli edifici della didattica: F, E, D. Così via. Che non sono solo palazzi, ma l’alfabeto della Conoscenza. In numeri, quelle lettere si “traducono” in 17 dipartimenti, 2 poli (Fisciano e Baronissi, su quest’ultimo insiste la facoltà di Medicina), 83 corsi di laurea di primo e secondo livello – e che presto diventeranno 90 -, 1 incubatore spin-off per dare spazio ai progetti di innovazione che vengono dal territorio. Senza contare i numerosi master, le scuole di specializzazione, i dottorati e i tanti corsi di perfezionamento. E poi, due biblioteche. Milioni di testi. Un’aritmetica la cui somma fa quasi 40mila studenti provenienti da tutto il Sud.

Il campus di Baronissi

Gioacchino Murat, il viceré di un tempo, la chiuse. Fu riaperta nel secondo dopoguerra come “Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Salerno”. Un luogo che già dal nome, affondava le sue radici, il suo retaggio, in un certo contesto di tradizione umanistica. Poi, scavallato il terzo quarto del Novecento, non ha smesso di rivolgere lo sguardo alla fine del secolo. Anzi, alla fine del millennio. Che è la parte che guarda al futuro, al tempo in cui le cose ancora devono succedere. E, allora, spazio alle novità.
Mens sana in corpore sano da queste parti non è uno slogan. Anche se non è vero – come dice qualcuno scherzando – che Giovenale per la formulazione della sua Decima Satira si sia ispirato al Campus di Fisciano. Ma solo perché è nato svariati secoli prima e non ha visto che qui, lo sport – inteso nella sua accezione più ampia di star bene – è parte della strategia formativa. Le tante, nuovissime strutture (piscina olimpionica, campi da tennis, palestre che compongono l’Unisa Sport Village) ne sono il corollario. Ma, è suggestivo pensarlo. Ripeterlo, con gli occhi alle montagne e con il verde, tutto intorno, che fa assomigliare questa università ad uno dei tanti, prestigiosi campus californiani. Con i quali, il confronto regge e come. Basta dare uno sguardo ai ranking internazionali. Da sette anni l’Unisa è il primo ateneo del centro-sud per qualità dell’offerta formativa, come riporta IlSole24Ore. E, poi, nel 2022 per il “Times Higher Education World University Rankings” l’Università di Salerno è tra le migliori 400 al mondo. Va ancora meglio, sul fronte della Sostenibilità ambientale, dove l’ateneo si colloca nella Top100 mondiale della classifica internazionale “Green Metric 2021”. Avendo scalato, anno dopo anno, preziose posizioni in classifica. Sarà anche perché l’Ateneo è capace di generare da solo il 35% della energia elettrica che consuma? Certo. E il prossimo obiettivo è già stato dichiarato: superare la soglia dell’80 per cento di autoproduzione.

Il campus di Fisciano

Il merito di tutto ciò è senz’altro di Vincenzo Loia, rettore dell’Università di Salerno da novembre 2019. Un “ottimizzatore” (nella sua veste di informatico è tra i massimi esperti a livello mondiale di Fuzzy logic) che si muove col pragmatismo dell’ingegnere, il passo felpato del giurista e l’idealismo dell’umanista. Perché è un rettore a cui non manca l’allure dell’interdisciplinarietà. Come quella dell’internazionalizzazione, del resto. Un tratto connaturato al suo percorso accademico e che ha rapidamente trasferito all’ateneo che dirige. Oltre alla convinzione che “una buona idea, senza execution, non è tale”.
E, infatti, tra i fiori all’occhiello dell’Unisa c’è proprio la rinnovata attenzione per il programma Erasmus; per quell’idea, cioè, di libera circolazione di studenti, docenti e personale amministrativo che è la prova più schiacciante dell’esistenza dell’Unione Europea.
Erasmus significa diffondere conoscenza ma, anche, maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro per gli studenti. In tal senso, il piano di Internazionalizzazione di Ateneo si presenta particolarmente ricco: 204 accordi di cooperazione internazionale, 22 percorsi di doppio titolo, 131 convenzioni di dottorato con tesi in co-tutela, centinaia di accordi per il programma Erasmus+ e 15 corsi tenuti in inglese. Così come è tanta la cura riservata a chi viene da fuori, con il Centro Linguistico di Ateneo impegnato ad erogare l’insegnamento di 9 lingue straniere e di corsi in italiano per gli studenti che provengono dall’estero.

a professoressa Ornella Malandrino, delegata del rettore per l’orientamento

L’altro punto di forza, e da anni attrattore di testimonial di eccellenza, è la manifestazione UNISAOrienta. Un evento destinato agli studenti e ai docenti degli istituti superiori che “incontrano” il campus, ne respirano l’aria e se ne lasciano catturare. Un’orda di aspiranti matricole che grazie alle visite guidate vengono a contatto con l’#UnisaLifeStyle, come se fosse una realtà immersiva. Di cui fanno parte la webradio, la tv interna, le lezioni-concerto al pianoforte.
Strumenti del mondo pop e della cultura “alta” che si fondono e che l’Università di Salerno utilizza per parlare di sé stessa. Legando, ancora, presente e futuro.
È così che Unisa è diventata un luogo – non solo fisico – dove tutto sembra fatto “a misura di”. Studenti, impiegati, docenti, ospiti. L’Unisa, negli ultimi anni, è sempre più simile ad un’esperienza. La professoressa Ornella Malandrino, delegata del rettore per l’orientamento, economista di formazione, organizzatrice per vocazione, lo sa bene. Come tutti i bravi esperti di economia aziendale sa che c’è un legame stretto tra conto economico e benessere collettivo. Il segno “più” ne è il collante: più servizi, più spazi, più incontri, più comunità. Fanno diventare l’Università di Salerno – che lei cura come se ne fosse il ministro degli esteri – un posto più attrattivo, in cui si arriva per scelta. Convintamente. Come succede agli atenei premium.
Proprio in linea con l’obiettivo del nuovo Manifesto degli Studi di Unisa che è presentare un’offerta formativa più ampia, arricchita da corsi di studio innovativi e al passo con i cambiamenti della società e del mercato del lavoro.
Ancora, il segno “più” che torna nel nome della multidisciplinarietà. Che è la cifra necessaria per chi vuole formare una generazione di laureati capaci di cogliere le sfide poste dalla complessità dei tempi.
All’Università degli Studi di Salerno – costituita dal polo di Fisciano (che raccoglie tutti i saperi di area umanistica e tecnico-scientifica) e dal polo di Baronissi (dedicato all’area medica e delle professioni sanitarie) – saranno attivati a partire dal prossimo anno accademico, sette nuovi corsi di studio (Nutraceutica animale, Nanotecnologie per la sostenibilità, Ingegneria per la Medicina digitale; le lauree magistrali in scienze infermieristiche, management dei sistemi turistici, data science e gestione dell’Innovazione; una laurea sperimentale in scienze del sevizio sociale).
Percorsi che completano l’offerta formativa di pari passo alla vasta gamma di corsi post-laurea che include l’alta formazione per gli insegnanti, master e corsi di perfezionamento, dottorati di ricerca e scuole di specializzazione.

L’aula magna

Anche il concetto di benessere è ampio. E torna, dove non te l’aspetti, come sinonimo di solidarietà. Significa, per esempio, non far pagare le tasse universitarie a quegli immatricolati con ISEE fino a 30mila euro oppure a quelli particolarmente meritevoli. Perché diritto allo studio non è, da queste parti, un proclama da campagna elettorale. Come il sostantivo “futuro” che nella prospettiva di ateneo è il punto di arrivo di tutte le iniziative, a cominciare dai molteplici accordi internazionali e dai bandi per la mobilità per lo studio.
Tutto torna, dove tutto inizia. La leggenda narra che i fondatori della Schola Medica fossero quattro maestri di diversa nazionalità: l’ebreo Elino, il greco Ponto, l’arabo Adela e il latino Salernus. Erano quattro uomini che credevano che la conoscenza fosse sinonimo di diversità. E di libertà. E che a Salerno, si sono fermati piantando un seme che è germogliato.

 

UNISA IN CIFRE
17 Dipartimenti
90 Corsi di studio
18 Corsi di dottorato
11 tra Master, Scuole di specializzazione e corsi di perfezionamento vari
1.200.000 mq di superficie – campus di Fisciano 150.000 mq di superficie – campus di Baronissi
circa 40.000 studenti iscritti
1.000 docenti
22.000 mq di laboratori di ricerca
1000 posti letto nel plesso residenziale