L’intesa tra Italia, UNDP e UNCDF punta a trasferire a Roma parte delle funzioni direzionali del Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo del capitale. Oltre 100 milioni di dollari di partenariato già attivo e nuovi progetti con Cassa Depositi e Prestiti in Etiopia, Egitto e Palestina: l’obiettivo è usare la finanza pubblica per mobilitare capitali privati verso Africa e mercati emergenti.
Roma cambia ruolo nella finanza dello sviluppo
Roma prova a ritagliarsi un ruolo più centrale nella geografia internazionale della finanza per lo sviluppo. Non attraverso la creazione di una nuova istituzione, ma rafforzando quelle già presenti nella Capitale e mettendole in connessione con il sistema finanziario e imprenditoriale italiano. È questo il significato dell’intesa raggiunta il 23 settembre a New York tra il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani e Alexander De Croo, amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e managing director dell’UN Capital Development Fund (UNCDF). L’accordo prevede il rafforzamento del Centro UNDP di Roma e l’avvio del processo per trasferire nella Capitale funzioni di gestione della sede centrale di UNCDF, attraverso lo spostamento di un numero significativo di posizioni senior.
La portata dell’operazione va oltre il semplice rafforzamento della presenza dell’Onu in Italia. L’obiettivo dichiarato è trasformare Roma in una piattaforma capace di collegare istituzioni pubbliche, organizzazioni multilaterali, banche di sviluppo, imprese e investitori, soprattutto quando si tratta di finanziare progetti nei Paesi emergenti e nelle economie più fragili. Una funzione che si inserisce nella strategia italiana sulla cooperazione allo sviluppo e nelle priorità del Piano Mattei per l’Africa, ma anche nella più ampia necessità di trovare nuovi canali per mobilitare capitali privati verso aree nelle quali il rischio percepito rende più difficile l’intervento degli investitori tradizionali.
Il punto di partenza è già significativo. Il Centro UNDP di Roma conta oggi quasi 100 persone e il partenariato tra Italia e UNDP ha raggiunto un volume superiore a 100 milioni di dollari. L’attività comprende lo sviluppo di iniziative strategiche e di progetti bancabili, la riduzione dei rischi e la costruzione delle condizioni necessarie per attirare investimenti e creare occupazione. Con il rafforzamento previsto dell’asse UNDP-UNCDF, questa infrastruttura dovrebbe diventare più strettamente collegata al sistema italiano dello sviluppo e della finanza.
Dalla cooperazione alla “bankability” dei progetti
È qui che entra in gioco la parte più interessante per imprese e investitori. La nuova fase del partenariato non si limita infatti alla tradizionale erogazione di risorse pubbliche per sostenere programmi di cooperazione. Il modello sul quale lavorano Italia, UNDP e UNCDF punta piuttosto a utilizzare la finanza pubblica come leva per ridurre il rischio e rendere finanziabili iniziative che, in assenza di strumenti di mitigazione, difficilmente riuscirebbero ad attirare capitali privati.
È il tema della cosiddetta bankability: trasformare un progetto con un impatto economico e sociale potenziale in un’iniziativa sufficientemente strutturata, trasparente e affidabile da poter essere valutata da banche e investitori. È un passaggio cruciale soprattutto in mercati nei quali il fabbisogno di infrastrutture, energia, servizi digitali e sviluppo agricolo è elevato, ma dove il rischio politico, valutario, regolamentare o di controparte può scoraggiare l’investimento privato.
Il Centro UNDP di Roma sta già lavorando su questo terreno. I Climate Finance Dialogues organizzati nella Capitale nel 2026 hanno riunito governi, istituzioni finanziarie per lo sviluppo, imprese, sviluppatori di progetti e team UNDP proprio per portare iniziative climatiche ed energetiche in Africa più vicine alla fase di investimento e realizzazione. Il lavoro è concentrato sulla strutturazione dei progetti, sulla loro bancabilità e sul rapporto con gli investitori.
Il meccanismo è quindi quello di costruire un ponte tra capitale pubblico e capitale privato. Garanzie, strumenti di blended finance, cofinanziamenti e altri strumenti di mitigazione del rischio possono intervenire nelle fasi in cui l’incertezza è maggiore, rendendo progressivamente più appetibile il progetto per operatori finanziari e industriali. Non si tratta di sostituire il mercato, ma di intervenire laddove il mercato da solo non riesce ancora a sostenere il rischio necessario per finanziare lo sviluppo.
Africa al centro, ma non solo
La geografia della nuova strategia è innanzitutto africana. L’intesa tra Italia, UNDP e UNCDF è infatti coerente con l’obiettivo annunciato dal governo italiano di rafforzare il ruolo di Roma come hub europeo per gli investimenti in Africa e con le priorità del Piano Mattei. Il Centro romano può inoltre contribuire a collegare queste iniziative con il Global Gateway europeo, utilizzando risorse pubbliche e strumenti finanziari per favorire una maggiore partecipazione del capitale privato.
Ma la pipeline iniziale mostra già una prospettiva più ampia. Sono in fase avanzata le discussioni su iniziative congiunte che coinvolgono UNDP, UNCDF e Cassa Depositi e Prestiti in Etiopia, Egitto e Palestina. È un elemento rilevante perché mette in relazione direttamente il sistema multilaterale con la principale istituzione finanziaria italiana per lo sviluppo e con una serie di progetti nei quali la capacità di mobilitare risorse private può diventare decisiva.
La collaborazione con CDP può dunque diventare uno degli snodi operativi della nuova piattaforma. Da una parte ci sono le competenze dell’Onu nell’identificazione dei fabbisogni, nella costruzione dei progetti e nella presenza nei Paesi partner; dall’altra un’istituzione finanziaria italiana in grado di contribuire alla strutturazione e al finanziamento delle operazioni. Nel mezzo c’è il capitale privato, che deve essere portato a considerare investibili iniziative che altrimenti rimarrebbero fuori dai normali criteri di allocazione.
Cosa cambia per le imprese italiane
Per il sistema produttivo italiano la partita può avere una dimensione concreta. La creazione di un punto di raccordo più forte a Roma significa infatti mettere potenzialmente a disposizione delle imprese una pipeline di progetti nei settori nei quali il fabbisogno di investimenti è maggiore: energia, infrastrutture, agritech e digitale. In particolare, il valore aggiunto può essere rappresentato dalla possibilità di accompagnare le aziende nella costruzione di progetti sostenibili dal punto di vista economico e finanziario, riducendo alcune delle barriere che rendono complesso l’ingresso in mercati caratterizzati da maggiori rischi.
Per una PMI italiana che voglia partecipare a un progetto infrastrutturale o energetico in Africa, per esempio, il tema non è soltanto trovare una commessa. È poter contare su un quadro finanziario nel quale siano affrontati i rischi di lungo periodo, dalla disponibilità del capitale alle garanzie, fino alla solidità della controparte locale. È esattamente nello spazio tra progetto e finanziamento che UNDP e UNCDF intendono rafforzare la propria azione.
“Roma può diventare il punto d’incontro tra istituzioni, imprese e finanza per la realizzazione di progetti concreti e finanziabili in Africa. Con UNDP e UNCDF, l’Italia ha gli strumenti per mobilitare capitale privato dove oggi non arriva”, sottolinea Agostino Inguscio, coordinatore del Centro UNDP di Roma.
La logica è quindi quella di passare dalla semplice disponibilità di risorse alla capacità di costruire operazioni. Ed è una differenza sostanziale: il vero obiettivo non è soltanto aumentare il volume della finanza per lo sviluppo, ma moltiplicare l’effetto delle risorse pubbliche attraverso l’ingresso di investitori privati.
Un partenariato che parte da 5 milioni l’anno
Il rafforzamento della struttura romana sarà accompagnato anche da un incremento del contributo italiano alle risorse di base dell’UNDP. A partire dal 2026, il contributo annuale alle risorse core sarà di 5 milioni di euro. Secondo l’intesa, questo rappresenta una delle basi sulle quali costruire un partenariato di più lungo periodo, insieme alle iniziative progettuali e alla più ampia mobilitazione di risorse nazionali, internazionali, europee e private.
Alexander De Croo ha definito il nuovo contributo italiano un punto di partenza per un partenariato più profondo, sottolineando la crescita costante della collaborazione con Roma. «Il nostro partenariato con l’Italia è una storia di crescita costante. Ringrazio il governo italiano per il costante sostegno. Il nuovo contributo dell’Italia alle risorse di base è un solido punto di partenza per un partenariato ancora più profondo», ha dichiarato l’amministratore dell’UNDP.
















