CAMPIONE D'ITALIA, Municipal Casino of Campione d'Italia, il più grande d'Europa

Campione è il suo Casinò. Una sorta di banca privata municipale che dal 1917 ha garantito la sicurezza economica ai campionesi ma, a differenza del petrolio per gli Emirati Arabi, non ha sviluppato negli amministratori comunali quell’intraprendenza visionaria che porta a differenziare le entrate e mantenere il tenore di vita, o almeno diluire il rischio, per le generazioni future.

Casinò di Campione d’Italia, col nuovo Palazzo è fallito

La pioggia di fiches, invece, sembra aver amplificato soltanto una pericolosa creatività per i conti in dare, infondendo negli amministratori la falsa consapevolezza di poter contare su “risorse infinite”, come disponessero di una carta bancomat senza limiti di spesa. Culmine di questa visione di business, ispirata da studi sull’economia dei Faraoni, il nuovo palazzo del casinò, 9 piani di delitto architettonico tuttora senza mandanti accertati e compiuto materialmente da un designer svizzero poi pentito (“non l’avevo disegnato così, mi hanno costretto”).

La Fionda più grande del mondo, questo si ricorda dalla sponda opposta del Ceresio, dal 2007 ha preso il posto della storica sala da gioco, un palazzo di pregio anni ’30, bello fuori e sontuoso all’interno, che aveva sì grande fascino ma che evidentemente costituiva un limite ai sogni di gloria dell’exclave.

Debiti per 132 milioni di euro e comune in dissesto

Il costo per ottenere il casinò più grande d’Europa (alla fine 130 milioni CHF), i mutui onerosi, il cambio con il Franco Svizzero che inverte la rotta, Internet ed altre sale da gioco in Ticino, portano all’epilogo nel 2018 con la dichiarazione di fallimento del Tribunale di Como, che cristallizza 132 milioni di euro di debiti del casinò nei confronti del Comune di Campione. Ma Campione è il suo casinò. Segue quindi a ruota l’ufficializzazione del dissesto comunale. Conti gonfiati, le famose “anticipazioni di cassa” fra Municipio e sala da gioco o quali che siano le cause non interessa, almeno in questa sede.

Il punto davvero incomprensibile, lo è da tempo ma soprattutto a seguito delle note vicende, è l’ostinata determinazione della municipalità, compresa la nuova Giunta, nell’unico intento di garantire il funzionamento del “bancomat”. Ma il mondo, nel frattempo, è cambiato e il Martini agitato al tavolo verde fatica a sostenere l’economia locale come ai tempi di James Bond. Il fallimento non è stato un fulmine a ciel sereno, basta vedere i numeri fino al 2018, e a maggior ragione non basta ora al rilancio e al risanamento.

Un anno fa la riapertura ma il tavolo verde non frutta più

Il primo degli obiettivi del nuovo Sindaco è stato raggiunto, il Casinò è riaperto dal 26 gennaio 2022, ma per gli altri non è andata altrettanto bene. La Corte dei Conti ha bocciato sia il piano di risanamento del Comune, lo scorso marzo, sia il ricorso contro la decisione, lo scorso ottobre, confermando quindi lo stato di dissesto per l’exclave. Per il 73enne Roberto Canesi, commercialista di lungo corso, si apre quindi un periodo delicato nel quale affrontare il risanamento, dato per scontato, e il rilancio di Campione d’Italia. Di sicuro non si potrà più contare sui circa 40 milioni annui dalla sala da gioco come in passato, per il 2022 sono previsti 500 mila Euro che potranno diventare, nelle ipotesi migliori, 2,7 milioni nel 2027. Ci vogliono idee nuove.

Il Primo cittadino è giustamente orientato a “sfruttare diverse opportunità per uscire finalmente dalla mono-economia”, ma su quali e come perseguirle le idee non sembrano troppo chiare. In un’intervista alla RSI del maggio 2020 (min 3:30), dice sostanzialmente che “non è pensabile la creazione di una zona franca per far concorrenza alle attività commerciali svizzere, con la Svizzera si deve collaborare e cercare accordi”.

Riferito forse all’idea, circolata da qualche tempo, di un centro commerciale a IVA ridotta (anzi ILCC – “Imposta Locale sul Consumo di Campione d’Italia”, come introdotta dalla L. 160/2019). Cercare collaborazione, però, non significa annullarsi, tantopiù che con il gioco d’azzardo Campione è già in concorrenza con l’intero Canton Ticino e certo la Svizzera ha tutto l’interesse nella ripresa della cittadina italiana. Prosegue il Sindaco, “alcuni mi parlano di attività tecnologiche, io credo un po’ meno in queste cose ma tutto è possibile”. Strana considerazione che fornisce uno spunto interessante per alcune riflessioni, prima fra tutte l’impossibilità oggettiva di sviluppo industriale.

Legge 160/2019 strumento ideale per Campione

La citata legge 160/2019 e successivi decreti hanno introdotto introdotte varie agevolazioni per le imprese, dalle imposte sui redditi ai crediti d’imposta per gli investimenti. Agevolazioni che potrebbero favorire lo sviluppo proprio di “attività tecnologiche”, attività ad alto potenziale che richiedono spazi e costi contenuti. Di sicuro, sulla sponda opposta del Ceresio ci credono “un po’ di più”, con un ecosistema crescente per le startup innovative e addirittura un progetto cantonale legato alle Cryptovalute. Anche dal lato opposto, nella vicina Lombardia, le startup innovative sono in forte crescita, insieme alle strutture dell’indotto come incubatori, acceleratori, Venture capital e private equity.

Certo, bisogna impegnarsi ad immaginare le proprie risorse in un business nuovo, guardando oltre l’impiego più facile e “diretto”. Puntare, con rispetto parlando, sul settore tecnologico per la creazione di una Zugo italiana, nuovo quartiere dell’innovazione, potrebbe non essere una cattiva idea. Volendo, non mancano nemmeno spunti per una sorta di “verticalizzazione”, in ambito Crypto-Ecommerce, Metaverso-gaming (per restare in tema) o altro.

Campione potrebbe diventare la capitale delle startup

A parte il marketing da attivare, oggi stranamente inesistente per Campione anche per la casa da gioco, andrebbero cercati accordi con gli operatori economici, alleanze con le Camere di Commercio di Como e Milano, organizzati eventi, cercati investitori che di sicuro non mancherebbero. Le 2 banche del lungolago, per cominciare, vantano su questo tema esperienze interessanti nelle proprie sedi, per non parlare di altre realtà lombarde come fondazioni, enti, poli dell’innovazione, fondi ‘investimento. I nomi si conoscono.

Inoltre, si dovrebbe cercare, con il supporto di un vero business plan, maggior stabilità nelle prerogative fiscali riservate a Campione. Strano a dirsi ma operatori ed investitori, soprattutto esteri, richiedono certezze. Un primo passo potrebbe essere quello di consolidare il credito d’imposta per le nuove imprese (legge 160/2019 e modifiche successive DL 34/2020, art. 1 commi 577, 577-bis, 577-ter e 578), chiedendo di uniformarne il limite temporale al numero di periodi d’imposta previsti dal precedente comma 574. In questo modo si creerebbero le condizioni per poter avviare un circolo virtuoso di nascita e crescita di startup, con al seguito il network di supporto. Il turnover di qualcuno richiede la stanzialità di qualcun altro, un ecosistema appunto.

Nessuna concorrenza con la Svizzera. Nessun ostacolo ad estendere a tutto il Ceresio lo sviluppo dell’innovazione, in ottica di collaborazione “attiva” con la Confederazione per lo scambio di idee e servizi e per la crescita della zona.

Campione (non) è il suo casinò.