I tempi odierni, sempre più veloci, con nuove esigenze e bisogni da parte delle persone sono complessi da affrontare. Per i manager, in un contesto definito come “Economia del Burnout“, che confina i lavoratori, soprattutto giovani, a modelli di performance sempre più spinti, portandoli anche lasciare il proprio impiego, si pone una questione cruciale: come attirare e trattenere talenti nella propria organizzazione?
Una delle strade può essere avere manager capaci di coltivare una leadership che tenga conto delle istanze delle nuove generazioni e del contesto sociale attuale, in grado di leggere i tempi e i bisogni delle persone, capaci di far emergere il meglio, a beneficio del benessere del singolo, mantenendo però anche il focus sul business aziendale. Ma quali sono le caratteristiche che questa leadership di “nuova generazione” dovrebbe avere e come riconoscere e prendere consapevolezza del proprio e dell’altrui talento per valorizzarlo al meglio?
Ci siamo rivolti a Alessandra Riva, co-fondatrice e AD di āvalore – realtà che, tramite attività che spaziano dalla consulenza all’assessment, dal coaching alla formazione, anche attraverso l’Academy, accompagna le organizzazioni in un percorso di cambiamento della cultura aziendale e della leadership, facilitando l’implementazione di processi e progetti di innovazione. La Riva porterà la sua esperienza come consulente, trainer, facilitatore ed executive coach che da anni lavora al fianco di dirigenti e management team in organizzazioni anche multinazionali in ambiti quali la consapevolezza e l’auto-regolamentazione, l’efficacia interpersonale, l’intelligenza emotiva, la leadership e la gestione del cambiamento. Inoltre, ci parlerà di un progetto unico nel suo genere, Talent of Being Human: il primo forum esperienziale che pone l’uomo al centro dell’agire «sostenibile» all’interno del contesto sociale attuale che si terrà il 17 e 18 febbraio al Teatro Lirico di Milano, rendendo protagonisti aziende, imprenditori, manager, professionisti e persone in cerca di eccellenza.
Sempre più si parla della necessità di una leadership di nuova generazione. In cosa consiste e come sta cambiando il ruolo del manager?
Per me leadership è uno stato interiore che parte dalla consapevolezza di sé. Nel contesto sociale attuale, il concetto di leadership ha molteplici sfumature ed è cruciale per chi vive il mondo del lavoro. Racchiude competenze chiave per comprendere l’umano. Un leader capisce, valorizza, comunica e motiva le persone, creando engagement e influenzando il sistema. Oggi queste competenze sono imprescindibili a tutti i livelli. In alcune aziende le competenze di leadership coinvolgono la cultura dell’intera organizzazione: si parla di Self leadership e di responsabilità individuale. Viviamo in una complessità sociale e psicologica crescente e, per affrontarla, è necessario mettere al centro l’essere umano, il che presuppone una capacità di interpretarlo attraverso competenze e strumenti adeguati. I vecchi modelli manageriali, basati su una leadership direttiva, sono ancora molto diffusi anche quando non performanti. Ai manager di oggi è richiesto di fare un salto di qualità, focalizzandosi sulla valorizzazione delle persone: ormai è dimostrato che, se stanno bene e sono motivate, ne guadagna anche l’azienda a favore dei risultati.
Verso cosa tendono oggi le aziende?
Le aziende da un lato desiderano promuovere il benessere e dall’altro vivono la crescente pressione di risultati sempre più ambiziosi. Si tratta di due dimensioni non sempre conciliabili e spesso causa di stress e di tensioni nel contesto lavorativo. Dove e quando troveremo l’equilibrio? Nell’uso dell’Intelligenza Artificiale? Anche se questo potrebbe creare nuova pressione di fronte a domande tipo “Che fine farà il mio lavoro? E se le macchine prendessero il mio posto io cosa farò?”. In ogni caso, riscontro un crescente impegno da parte delle aziende verso il benessere e la crescita delle persone, forse anche in risposta a nuove esigenze sociali post-pandemia, intraprendendo azioni volte ad attrarre e trattenere talenti e ad offrire strumenti per valorizzare le risorse già presenti nelle organizzazioni.
E le persone cosa chiedono alle aziende?
Il sistema che ci chiede di performare sempre più crea una tensione che sfocia spesso in malessere: non c’è tempo per ascoltarci e per stare con. Questa pressione porta, prima o poi, a delle conseguenze. Siamo esseri “umani” emotivi per natura con bisogni che vanno rispettati. È importante che le aziende ne tengano conto attivando azioni concrete per sostenere e soddisfare queste necessità. I giovani hanno priorità diverse: un miglior work-life balance, smart working, contesti che permettano loro di imparare, attenzione alla retribuzione. Concetti che molte aziende, guidate da manager cresciuti con modelli e valori appartenenti ad altre generazioni, faticano ad accogliere e sostenere. Il confronto generazionale è un tema che meriterebbe grande attenzione.
In questo contesto, cosa è per lei il talento e come può essere valorizzato?
A mio avviso il talento è espressione della propria unicità che, se riconosciuta e coltivata può portare ad una vita più soddisfacente e produttiva. Uso questa “metafora”: in cucina, posso conoscere le ricette, essere bravo a cucinarle, ma per diventare uno chef devo aggiungere qualcosa di mio, un aspetto distintivo che rende unico ciò che faccio. Spesso però le persone non hanno consapevolezza dei propri talenti: pensano che siano appannaggio solo di chi ha successo. Ma il successo può avere molte forme e può essere raggiunto da tutti. Quello che io noto è che i talenti, poiché espressione naturale di noi, spesso si danno per scontati e sottostimandoli non li consideriamo elementi chiave da portare nella nostra vita per fare la differenza. Essendo invece una risorsa, andrebbero riconosciuti e valorizzati. Questo è uno degli obiettivi che si pone la seconda giornata di questa edizione del Forum Talent of Being Human.
Il Progetto “Talent of Being Human” in che modo va incontro a queste esigenze?
Talent of Being Human ha l’ambizione di posizionarsi come il primo forum esperienziale che pone l’uomo al centro dell’agire sostenibile all’interno del contesto sociale attuale. Si rivolge ad aziende e individui desiderosi di conoscere, confrontarsi e ricevere stimoli in grado di mettere in discussione comportamenti e rafforzare la capacità individuale di un fare per il bene dell’uomo, dell’azienda e del pianeta. Individui consapevoli dell’importanza di sviluppare un agire capace di avere un impatto sociale concreto partendo dalla valorizzazione di questa dimensione “umana” spesso “disumanizzata”. La promessa che facciamo è quella di essere ispirati da contenuti di spessore veicolati da esperti e speaker di alto livello, ricevere strumenti concreti da poter applicare e, attraverso l’approccio esperienziale, portare il valore acquisito da un piano cognitivo a una dimensione concreta, per attivare nuove modalità comportamentali. Vogliamo che diventi un appuntamento annuale fisso per rispondere, partendo dalla centralità dell’essere umano, alle istanze personali e sociali in un’ottica win-win individuo-azienda.
L’edizione di quest’anno che temi tratterà e quale pensa sia il beneficio per aziende e persone?
I temi di questa edizione sono “le emozioni” e “il talento”. Le emozioni sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. Determinano l’adattamento di tutto il nostro sistema psicosomatico alla vita raccogliendo dati in risposta a stimoli che ci muovono verso l’azione. Partendo dalle scoperte del neurologo e neuroscienziato Antonio Damasio sull’importanza delle emozioni nei processi decisionali, l’elemento su cui lavoreremo nella prima giornata è la loro regolazione, l’insieme dei processi attraverso cui sono modulate in noi stessi e negli altri. La loro gestione e l’autocontrollo sono funzioni cruciali per affrontare efficacemente le dinamiche degli stimoli ambientali, delle relazioni e degli stessi processi psichici, costituendo il principale ingrediente del benessere fisico e psicologico. Quando il nostro sentire, che ci controlla, viene accantonato, non siamo più in grado di leggere la complessità e perdiamo la nostra “leadership”. Aumentare i gradi di libertà del sentire è un potere. La seconda giornata sarà dedicata al talento come espressione di unicità. Offrirà linee guida per riconoscerlo, coltivarlo e immergersi nella scoperta dei talenti individuali e della loro espressione intesa come “stile di leadership”. Uno stile che diventerà oggetto della dimensione esperienziale per poter esprimere la propria unicità con consapevolezza ma nel rispetto del talento altrui, per generare contesti più inclusivi e motivanti grazie alla capacità di riconoscere il valore della diversità nella complessità, che è sempre una ricchezza e può essere un valore.
















