«L’industriale dell’acqua italiana»: fu questo, sulla copertina del numero del dicembre 2023 di Economy, il titolo che scegliemmo per una lunga intervista in cui l’amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo, illustrava per la prima volta alla stampa la sua strategia per il business – e insieme per un servizio sociale strategico – della gestione idrica. Un’intervista-scoop, seguita poi da numerose riprese e da altre sortite pubbliche del top-manager che ha raccolto da subito non solo il consenso e il sostegno dell’azionariato, istituzionale e diffuso, ma anche delle autorità e del mercato.

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Un consenso che ha avuto la sua manifestazione più piena e formale il 17 settembre a Roma, in una serata di celebrazione dei 115 anni dalla fondazione di Acea, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, dei ministri Gilberto Pichetto Fratin, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio, del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e di numerose altre autorità nazionali e locali. Un’atmosfera da “Roma caput acquae”, perché davvero la sfida di Acea ha dell’epocale, in un momento in cui la crucialità della gestione integrale dell’acqua – dall’utilizzo umano a quello animale, dall’irrigazione ai trasporti, dalla protezione del territorio alle industrie ad alto assorbimento idrico – si è affermata senza alcun dubbio in tutto il mondo.

E dunque, intanto che Acea procede lungo il percorso strategico intrapreso, è interessante poter leggere il discorso integrale presentato da Palermo al Capo dello Stato e agli oltre mille invitati della serata di festa a Roma.

«Vi ringrazio di essere qui con noi questa sera!

Ringrazio in modo particolare il Presidente della Repubblica, i rappresentanti del Governo e il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, per la partecipazione a questi 115 anni di Acea!

Desidero cogliere questa occasione per celebrare la storia di Acea. Una realtà da sempre al servizio dei cittadini. E che è oggi presente nella gestione di tre settori chiave: acqua, energia e ambiente.

Inoltre, dato il contesto di profondi cambiamenti, vorrei condividere con voi alcune riflessioni sul tema dell’acqua e della cosiddetta “Transizione Idrica”.

Non perché gli altri settori siano meno importanti, ma perché questo tema richiede oggi una riflessione particolare.

Acea nasce nel 1909 per iniziativa del sindaco di Roma Ernesto Nathan e dell’assessore Giovanni Montemartini, coinvolgendo i romani con uno dei primi referendum, per rispondere a un’esigenza pubblica: l’elettrificazione del nascente quartiere Prati. Il nostro è il racconto di un modello vincente, in cui si integrano pubblico e privato.

La prova ne è stata la quotazione in Borsa.  Dal 1999 il 51% del Comune di Roma convive virtuosamente con la presenza di azionisti privati, tra i quali Suez e il Gruppo Caltagirone.

Partendo dai 400.000 abitanti di inizio secolo per l’illuminazione pubblica, Acea ha acquisito in seguito anche la gestione del servizio idrico, raccogliendo l’eredità di uno dei più avanzati sistemi acquedottistici d’Europa, che vede le sue radici nell’Antica Roma, con una progressiva espansione territoriale in Italia e all’estero.

Oggi Acea è il primo operatore idrico in Italia e il secondo in Europa, con 10 milioni di clienti, 56.000 chilometri di rete idrica, quasi 25.000 chilometri di

rete fognaria e ben 1.400 depuratori. Siamo presenti in tante Regioni Italiane e dalla scorsa settimana anche in Sicilia. Tutto questo in partnership con centinaia di Comuni italiani che ci affidano il servizio nei loro territori e con cui collaboriamo. Siamo l’unico operatore idrico presente anche all’estero, in tre paesi del Sud America, con ulteriori 10 milioni di clienti.

Inoltre, Acea è anche il secondo operatore in Italia nella distribuzione elettrica, e

uno dei principali operatori nell’illuminazione pubblica che punta alle Smart City. Acea vanta oggi una forte presenza anche nel settore ambientale, in 8 regioni con 25 impianti che operano lungo tutta la filiera dei rifiuti. Anche qui, Acea ha risposto ad un’altra esigenza pubblica progettando e

investendo nel nuovo termovalorizzatore di Roma.

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La nascita di Acea avveniva in un contesto storico ricco di grandi innovazioni. Il primo segnale radio attraverso l’Atlantico nel 1901 e  il primo volo di un aeromobile nel 1903.

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Perché celebrare 115 anni?

Perché oggi come allora il mondo sta attraversando grandi cambiamenti

con Intelligenza Artificiale e Robotica che influenzeranno sempre di più la gestione delle infrastrutture e dei servizi. E come in ogni momento di grandi cambiamenti, occorre focalizzarsi su una gestione ottimale delle risorse.

Per questo il tema che abbiamo scelto questa sera è quello dell’acqua,

risorsa oggi diventata “la Risorsa”,

I paesi Europei e l’Italia stanno vivendo condizioni idriche critiche. L’acqua rappresenterà nei prossimi anni per l’intera Europa non solo una priorità ma un vero tema di parità infrastrutturale di partenza rispetto ad altre geografie mondiali.

Vorrei quindi stimolare tutti voi oggi ad alcune riflessioni sul tema.

L’acqua è una risorsa strategica per lo sviluppo sociale ed economico.

È cruciale per la vita umana e per gli usi civili. Ma anche per le attività economiche legate all’agricoltura, all’industria, all’energia e all’high tech.

Esiste una stretta correlazione tra investimenti nell’idrico e la crescita del PIL.

La disponibilità dell’acqua impatta sul PIL per circa il 20%. Inoltre, la mancata depurazione delle acque reflue che finiscono nei mari condiziona negativamente non solo il turismo per la qualità delle coste ma anche l’economia del mare, per le microplastiche, (ovvero un altro 20% del PIL.)

Ogni euro investito ha inoltre un effetto moltiplicatore di circa tre volte, considerando che si tratta di lavori a ditte e ad aziende tecnologiche locali.

Infine, investire nell’idrico significa promuovere la sicurezza delle comunità,

assicurando maggiore stabilità politica e sociale. In alcune aree del pianeta si rischia una guerra dell’acqua con riflessi sullo sviluppo globale e sui flussi migratori.

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Infine, investire nell’idrico significa promuovere la sicurezza delle comunità,  assicurando maggiore stabilità politica e sociale.

In alcune aree del pianeta si rischia una guerra dell’acqua con riflessi sullo sviluppo globale e sui flussi migratori.

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La qualità della risorsa, invece, influisce direttamente sulla salute pubblica.

Questo è un tema che ci vede quotidianamente impegnati come Acea nelle opere di contrasto al cambiamento climatico, alle microplastiche e agli inquinanti perenni (PFAS), ovvero sostanze che da anni si riversano in grandi quantità nei bacini idrici rischiando di risalire la catena alimentare fino all’uomo.

Il conto di tutto questo non è di facile calcolo ma di certo potenzialmente salatissimo per la nostra comunità.

Questa situazione sta aumentando la consapevolezza sull’importanza della risorsa idrica.

E’ nata una “Coalizione del G7 per l’Acqua” sotto l’egida del Ministro Pichetto-Fratin (che saluto e che ringrazio soprattutto per il suo contributo di oggi). Sta nascendo una coalizione tra gli operatori dell’idrico a livello mondiale promossa dal World Economic Forum di Davos con il coinvolgimento anche di Acea. Uno dei pilastri del Piano Mattei è dedicato all’acqua, con Acea nella cabina di regia.

A riprova di tutto ciò, i grandi stati stanno investendo sull’idrico. Stati Uniti oltre $100 Mld, Cina $170 Mld, l’India $240 Mld e in Europa la BEI ha pianificato anch’essa investimenti dedicati.

Chiariamo un punto: ma c’è davvero meno acqua?  Purtroppo, sì!

La domanda di acqua è in aumento per effetto della crescita demografica e per l’incremento dei prelievi trainati dalle energie quali idrogeno, fotovoltaico e nucleare e dall’industrie, in particolare quelle tecnologiche quali l’intelligenza artificiale con il raffreddamento dei server e la produzione di batterie e di microchip. La produzione di uno smartphone richiede quasi 13.000 litri d’acqua ovvero 1:4 del consumo di un essere umano in tutta la sua vita.

D’altro canto, si assiste ad una continua riduzione della disponibilità di acqua Non solo per il cambiamento climatico (-20% da inizio 900). La rete idrica italiana registra perdite pari al 41% (contro il 26% a livello europeo). La rete è vecchia. Il 60% della rete ha oltre 30 anni, e il 25% ha oltre 50 anni. Ai ritmi attuali servono oltre 250 anni per cambiare la rete. Oltre il doppio dell’anniversario che stiamo celebrando!

Inutile dire che dighe e invasi in Italia sono vetusti e pieni di detriti, hanno mediamente oltre 70 anni!

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Il riuso è ancora troppo basso: per le acque reflue siamo al 4% a fronte di un potenziale del 21% e per le acque meteoriche al’11% contro un possibile 35%.

Ma cosa si può fare?

Serve una regia centrale con una visione di insieme ed  una forte concentrazione di competenze a livello italiano e europeo. In Italia è stato fatto con questo Governo un importante passo con l’istituzione un Commissario Straordinario. Anche in Europa, è notizia di oggi che la Nuova Commissione Europea ha un commissario all’ambiente con competenze allargate alla resilienza idrica.

Ma cosa si può fare? Serve una regia centrale con una visione di insieme ed  una forte concentrazione di competenze a livello italiano e europeo. In Italia è stato fatto con questo Governo un importante passo con l’istituzione un Commissario Straordinario. Anche in Europa, è notizia di oggi che la Nuova Commissione Europea ha un commissario all’ambiente con competenze allargate alla resilienza idrica.

In Italia manca una cultura della risorsa.

Siamo purtroppo la generazione del rubinetto! Diamo per scontata una disponibilità illimitata dell’acqua.

Vanno promossi comportamenti virtuosi con piani di comunicazione,  in particolare ai giovani.

Il Protocollo per l’educazione idrica nelle scuole tra Acea ed il Ministero dell’Istruzione e del Merito può essere un valido esempio.

È fondamentale riavviare le grandi opere infrastrutturali.

Le ultime risalgono a troppi decenni fa. L’Italia, come noto, ha stanziato per il settore circa 4 Mld di fondi PNRR. Nell’ultimo anno ha elaborato un Piano Idrico Straordinario (il cosiddetto PNIISSI), finanziato per 950 mln di euro. Occorre fare di più per recuperare il gap infrastrutturale: dobbiamo agire!

È necessario investire nella riparazione e nell’adeguamento delle reti, puntando a una maggiore interconnessione e a un incremento della depurazione. Tutto deve avvenire all’insegna delle tecnologie più innovative, per consentire anche una manutenzione predittiva.

Oltre a tutelare le falde acquifere contrastando i pozzi abusivi occorre aumentare la raccolta delle acque meteori che dragando le dighe, sviluppando reti di piccoli-medi bacini per l’agricoltura e

sistemi di accumulo rapidi sotterranei contro le “bombe d’acqua”. Il riuso può essere una vera “fonte alternativa”. Bisogna puntare al Net Zero Water! Un concetto semplice, ovvero riutilizzare più volte dello stesso litro d’acqua. Infine, desalinizzazione e potabilizzazione possono essere anch’esse parte del disegno complessivo, purché in presenza di reti adeguate, altrimenti si rischiano le cattedrali nel deserto.

Per poter intervenire occorre cambiare il quadro normativo. Trent’anni della legge Galli hanno confermato che il modello misto pubblico-privato è vincente in quanto coniuga esigenze della Pubblica Amministrazione con competenze e risorse finanziarie del privato.

È però necessario far nascere soggetti industriali di grandi dimensioni anche mediante l’aggregazione degli operatori. 2.400 operatori in Italia sono troppi! Inoltre, vanno creati ambiti territoriali quantomeno regionali.

Serve una riforma del sistema tariffario in linea con quello di altri settori, quali elettrico e gas, con tariffe regionali o nazionali.

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Infine, occorre valutare il prolungamento delle concessioni in stretta correlazione a nuovi investimenti sulle grandi adduzioni, come il Peschiera.

L’acqua è una risorsa pubblica per definizione, lo sappiamo. L’idrico è l’unico settore pertanto in cui l’utente non paga la risorsa ma “solo” il trasporto al rubinetto di casa, il controllo della qualità della risorsa che beve e la depurazione.

L’Italia ha oggi tariffe tra le più basse d’Europa, ovvero la metà di quelle francesi, un terzo della Germania e addirittura un quinto della Danimarca. Una famiglia spende per tutta l’acqua che usa ogni giorno meno di un caffè. È evidente che questo sistema non può reggere all’infinito,

ma non è neanche pensabile finanziare gli investimenti solo con le tariffe. Servono risorse europee e nazionali, che potrebbero essere forse escluse dal Patto di Stabilità in quanto funzionali allo sviluppo.

Infine, le istituzioni finanziarie possono garantire ulteriori fondi. Ne è un esempio l’accordo recentemente siglato da Acea con Intesa Sanpaolo, che è una grande opportunità per tutti i territori.

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Concludo sottolineando che Acea vuole svolgere un ruolo da protagonista nella transizione idrica e non solo, facendo leva sulle nostre Persone!  Qui oggi ce ne sono tante, e le saluto tutte.I nostri 9.300 dipendenti che rappresentano il nostro valore aggiunto.

Concludo sottolineando che Acea vuole svolgere un ruolo da protagonista nella transizione idrica e non solo, facendo leva sulle nostre Persone!  Qui oggi ce ne sono tante, e le saluto tutte.I nostri 9.300 dipendenti che rappresentano il nostro valore aggiunto.

Con le loro competenze è stato possibile realizzare le grandi opere del passato e sarà possibile pianificare le grandi infrastrutture che realizzeremo nel futuro. Acea è il frutto del lavoro di un insieme di persone  che hanno condiviso la stessa missione, gli stessi valori, e negli anni si sono passate il testimone per guidarla negli ultimi 115 anni! Alcune di loro sono oggi presenti, e ci terrei a salutarle.

Vorrei quindi infine ringraziare nuovamente tutti i presenti per aver partecipato a questo importante anniversario per il nostro Gruppo.

I nostri primi 115 anni!

Evviva Acea, Evviva l’Italia!

Grazie Presidente, grazie a tutti»

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Sergio Luciano
Sergio Luciano, direttore di Economy e di Investire, è nato a Napoli nel 1960. Laureato in lettere, è giornalista professionista dal 1983. Dopo esperienze in Radiocor, Avvenire e Giorno è stato redattore capo dell’economia a La Stampa e a Repubblica ed ha guidato la sezione Finanza & Mercati del Sole 24 Ore. Ha fondato e diretto inoltre il quotidiano on-line ilnuovo.it, ha diretto Telelombardia e, dal 2006 al 2009, l’edizione settimanale di Economy. E' stato direttore relazioni esterne in Fastweb ed Unipol. Insegna al master in comunicazione d’impresa dell’Università Cattolica e collabora al Sussidiario.net.